La seconda volta

Cristiana Perrella

ALEK O., LARA FAVARETTO, MARTINO GAMPER, MARCELLO MALOBERTI, FRANCESCO VEZZOLI

Il progetto presenta il lavoro di cinque artisti nati tra il 1966 e il 1981 che, pur nella differenza delle espressioni e delle poetiche individuali, mostrano una comune attenzione per l’uso di materiali densi di storie già vissute, di cui danno nuova lettura, riattivandoli in insospettabili combinazioni. La loro è un’arte di resti e frammenti, composita, residuale, ibrida; un’arte di montaggio, di trasformazione, di rinascita, forse anche un’arte della crisi. Riuso e assemblaggio, dalla loro comparsa come tecniche artistiche all’inizio del Novecento, hanno sempre intrattenuto, infatti, una profonda relazione con l’idea di trauma e, a ben vedere, questo accadeva anche in tempi più lontani, quando il reimpiego di materiali di spoglio esprimeva il desiderio di appropriazione di un passato glorioso e la necessità di un reperimento economico di materiali.

Lara Favaretto, Martino Gamper, Marcello Maloberti, Alek O. e Francesco Vezzoli si misurano con un tempo in cui – nonostante l’accelerazione senza precedenti del progresso scientifico e tecnologico e il futuro che sembra correrci incontro – si guarda molto al passato e l’euforia del consumo, del nuovo, è un sentimento che appare appannato, inappropriato. Non a caso la pratica di questi artisti è caratterizzata spesso da un approccio “low-fi”, artigianale, dall’attenzione a tecniche manuali, al bricolage.

La ricerca di Lara Favaretto di dipinti negletti nei mercatini per nasconderli e svelarli tessendoci sopra una trama monocroma di fili di lana dai colori brillanti; l’affetto e la sapienza con cui Martino Gamper remixa vecchi mobili e oggetti, traendone forme e funzioni nuove; la capacità di Marcello Maloberti di mettere insieme facce, storie e immagini diverse nelle sue performance, in un nuovo caleidoscopio di figure, gesti ed espressioni; l’azione poetica di distruggere e rimontare oggetti quotidiani carichi di memorie, intuendo al loro interno forme nuove, geometrie moderne che aiutino a liberarsi non del passato ma del suo peso dell’artista più giovane, Alek O.; il corpo a corpo con la storia e la fama di Francesco Vezzoli, che dai ricami eseguiti con punti lenti e pazienti è passato ad appropriarsi di sculture romane forzandole a un dialogo ideale, non privo di humor, con il presente: sono tutti modi di misurarsi con il passato, con la storia – macro o micro che sia – e cercare di venirci a patti, di trarne vitalità, pensieri nuovi e nuove forme.

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