Rosa Barba

Agrigento, 1972. Vive e lavora a Berlino

Attraverso le sue installazioni Barba indaga il film, la capacità di questo medium di essere immateriale e informativo, e si concentra allo stesso tempo sulle potenzialità scultoree della pellicola, intesa come materiale fisico. In un processo di espansione e astrazione, il mezzo filmico è portato all’estremo, fino a superare l’uso narrativo dei suoi componenti fondamentali: celluloide, proiettore, immagine. Questi costituiscono per l’artista il punto di partenza per verificare sia le caratteristiche ontologiche del film, sia la sua stessa natura materiale. In questo senso i proiettori sono esibiti come oggetti meccanici che diventano di per sé generatori di informazioni, quasi rinnegando la loro funzione primaria e revisionando così le convenzioni del cinema. Sculture che destrutturano le convenzioni formali della proiezione su schermo, mettendone in discussione non solo la funzione, ma anche il modo in cui di norma una superficie dovrebbe ricevere informazioni.

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