Nicola Samorì

Forlì, 1977. Vive e lavora a Bagnacavallo.

Formatosi nel solco di una tradizione solidamente accademica, Samorì attinge all’opera dei maestri rinascimentali e del Seicento, mettendo in atto una meticolosa e a tratti sofferente decostruzione del loro lavoro. Una pittura che si definisce per riscritture successive, scalfendo non solo la tela, ma gli stessi postulati alla base dell’iconografia occidentale. Samorì avoca a sé il ruolo dell’analista, lucido e spietato, del repertorio martirologio che inconsciamente accompagna chiunque abbia ricevuto un’educazione di matrice occidentale. Il chiaroscuro di cui sono spesso permeate le sue opere agisce come base per i successivi, spesso minimi, interventi che testimoniano la vulnerabilità di questi soggetti, svelandone la natura più intima e mettendo in questione il loro essere nel mondo. Ne emerge un profilo di consapevole inattualità, che trova nella revisione della supposta intangibilità di queste icone un terreno di profondo ripensamento dell’identità dell’artista e della sua funzione di mediatore della tradizione e della Storia.

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