Michelangelo Consani

Livorno, 1971. Vive e lavora a Castell’Anselmo.

Attraverso la sua pratica artistica, che si muove tra scultura, performance, disegno e installazione, Consani riattiva politicamente un repertorio formale proveniente dall’Arte Povera, avvalendosi di teorie sulla decrescita economica ispirate al pensiero di economisti e filosofi come Serge Latouche e Ivan Illich. Alla ricerca di una narrazione storica fondata sulla prospettiva delle minoranze, l’artista rende protagonisti dei suoi lavori personaggi marginali – come in Dynamo (2010) –, o le storie custodite in archivi privati e familiari – La rivoluzione del filo di paglia (2010-16). Tra le collettive si ricordano quelle in diverse istituzioni internazionali, come Donwahi Fondation, Abidjan (2014), Museo Pecci di Prato (2012), Triennale di Aichi, Giappone (2010), Musée d’Art Contemporain du Valde Marne, Francia (2009); mentre tra le personali si segnalano: Prometeogallery, Milano (2015), Side2 Gallery, Tokyo (2014), CAMeC Pianozero, La Spezia, e Kunstraum, Monaco di Baviera (2011).

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