Lara Favaretto

Treviso, 1973. Vive a Torino.

Coriandoli, cemento, bombole d’azoto, spazzole d’autolavaggio, fili di lana: sono alcuni dei materiali utilizzati da Favaretto nel suo lavoro. Mai fedele a un unico mezzo espressivo, l’artista si muove tra vari linguaggi – soprattutto installazione e scultura ma anche disegno, video, performance e riferimenti alla pittura – utilizzando un approccio profondamente empirico, che accetta l’improvvisazione, l’inaspettato, l’errore. Il risultato sono opere nelle quali spesso non c’è una forma predefinita, ma dove questa è messa in discussione da processi distruttivi (umani o meccanici) attivati dall’artista, che partono da una riflessione sulla natura effimera delle cose e sui concetti di tempo, perdita, entropia, traccia, memoria, trasformazione. Pervasi da un sentimento tragico, che si fa strada anche dove riferimenti e materiali appaiono più leggeri, i lavori di Favaretto mettono in discussione il feticcio dell’opera d’arte, la sua valenza estetica e la sua stessa essenza, attraverso  il riconoscimento del la futilità degli sforzi che la generano e la loro possibilità di fallimento. L’artista ha esposto in numerosi musei e istituzioni, come Tramway, Glasgow (2009), Frieze Projects, London (2007), Castello di Rivoli, Torino (2005), MoMA PS1, New York (2012 ), MAXXI, Roma (2015), e in grandi rassegne internazionali come, la Biennale di Sydney (2008), la Biennale di Sharjah (2009), la Biennale di Venezia (2009), dOCUMENTA (13) a Kassel (2012), Carnegie International a Pittsburgh (2013), Manifesta a San Pietroburgo (2014).

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