Francesco Vezzoli

Brescia, 1971. Vive a Milano.

Formatosi alla St. Martins School di Londra, Vezzoli si affaccia sulla scena dell’arte internazionale nella seconda metà degli anni Novanta, affidando al ricamo – attività artigianale, solitaria e solitamente legata al mondo femminile –, un ruolo centrale nella sua pratica artistica. Da quadretti a piccolo punto e ritratti di dive con i volti rigati da lacrime, passa poi alla complessa produzione di video e performance in cui collabora con star internazionali, indagando i meccanismi della comunicazione e del potere e affrontando temi spinosi come il divismo, la religione, il sesso e la politica. Nelle sue opere, in cui compare spesso, autorappresentandosi, si cela una componente nostalgica e drammatica che pone l’accento sulla dicotomia tra immagine pubblica e privata, apparenza e realtà, bellezza e decadenza. In anni recenti, i suoi progetti sono sempre più orientati alla riflessione sulla Storia e sul sistema di valori che regola il nostro rapporto con l’antico, e si formalizzano nell’appropriazione di sculture classiche o di loro copie di epoca successiva, manipolate in vari modi. Foltissimo il suo curriculum di mostre che comprende varie edizioni della Biennale di Venezia – espone al Padiglione Italia nel 2007 –, la Biennale di Istanbul, quella del Whitney a New York, e personali nei principali musei internazionali, tra cui MoMA PS1, New York, MAXXI, Roma, Moderna Museet, Stoccolma, e MoCA, Los Angeles.

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