Emilio Villa

Milano, 1914 – Rieti, 2003)

Villa è una delle figure più eretiche della cultura italiana della metà del Novecento. Poeta, traduttore, artista, fondatore di riviste, critico d’arte, Villa ha sperimentato in ogni direzione, mescolando lingue morte – per lui vive –, con lingue vive – per lui morte –, fondendo greco, latino, italiano, francese, inglese, spagnolo, gerghi e dialetti. Vate italiano dell’Action Painting, sostenitore di artisti del calibro di Alberto Burri, Corrado Cagli, Gastone Novelli, Jackson Pollock, Mark Rothko o Roberto Matta, Villa è stato il protagonista di un’avventura artistica ed esistenziale sempre in conflitto con il mondo istituzionale e avversa a qualsiasi forma di storicizzazione. Portavoce dell’avanguardia, ha pubblicato i suoi testi in edizioni limitatissime o per piccole case editrici – a eccezione della raccolta di saggi Attributi dell’arte odierna 1947/1967, uscita per Feltrinelli – mettendo in atto una strategia di dispersione, occultamento e cancellazione di molti suoi scritti.

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