Alberto Garutti

Galbiate, Lecco, 1948. Vive a Milano

La figura di Garutti ha attraversato gli ultimi trent’anni dell’arte italiana, soprattutto fondando una nuova metodologia di insegnamento delle arti visive e dando vita a una personalissima maniera di fare arte pubblica. Garutti definisce il suo procedimento metodologico “machiavellico”: l’opera, da un lato, si inserisce in un territorio sociale e geografico circoscritto; dall’altro, si rivolge al sistema dell’arte, esplorandone i meccanismi. Questo modo di operare comporta una ridefinizione del ruolo dello spettatore, che non solo assume attraverso l’incontro con l’artista la funzione biunivoca di committente e destinatario dell’opera, ma proprio in virtù di questa doppia funzione viene inoltre investito di un’inedita responsabilità nei confronti della stessa. Le opere di natura oggettuale realizzate da Garutti, che insieme agli interventi di arte pubblica costellano la sua produzione, adottano, su scala differente, una simile metodologia, unendo un impiego critico e sedizioso dei linguaggi artistici a un’analisi di contesti socioculturali circoscritti.

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